In Breve

Qual è il contenuto del decreto sul federalismo fiscale?
Il decreto introduce compartecipazioni Irpef 'a costo zero' per enti territoriali, sostituendo trasferimenti cancellati.
Perché Regioni e Comuni non hanno raggiunto un accordo?
Le divergenze riguardano la gestione dei fondi per il trasporto locale e la mancanza di compartecipazioni per i Comuni.
Quali sono le tempistiche per l'approvazione del decreto?
Il via libera finale è previsto nel Cdm del 4 agosto o al più tardi a fine agosto.

A un mese dalla scadenza per l’attuazione della delega fiscale, il decreto legislativo sul federalismo fiscale torna in consiglio dei ministri (Cdm) dopo una revisione del testo iniziale del 9 maggio 2025. Tuttavia, il provvedimento si presenta senza l’intesa necessaria da parte di Regioni e Comuni, che non hanno raggiunto un accordo in Conferenza unificata. Il Cdm è atteso oggi e dovrà acquisire i pareri parlamentari prima del via libera finale, previsto per il 4 agosto o, al più tardi, nella riunione di fine agosto.

Durante il periodo di stasi, il decreto ha subito alcune modifiche significative: le rottamazioni locali sono state spostate nella legge di bilancio e le norme riguardanti l’imposta provinciale di trascrizione delle auto a noleggio a lungo termine sono state trasferite al decreto fiscale. Il nodo cruciale rimane di natura finanziaria: il testo introduce compartecipazioni Irpef “a costo zero”, ovvero quote di Irpef assegnate agli enti territoriali equivalenti ai trasferimenti cancellati, con importi definiti in valore assoluto e congelati nel tempo, al contrario delle compartecipazioni “dinamiche” che sarebbero indicizzate alla crescita dell’imponibile.

Per le Regioni, è prevista una compartecipazione Irpef di 5,828 miliardi di euro, che sostituisce 5,259 miliardi del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione Iva, 110 milioni per i libri di testo e 34 milioni per il diritto allo studio. Le Province, invece, beneficeranno di una partecipazione che vale 1,802 miliardi nel 2027, con un aumento progressivo fino a 2,111 miliardi dal 2030, per compensare l’addio all’addizionale sull’Rc Auto, che verrà statalizzata.

Per i Comuni, non sono previste compartecipazioni e il superamento dell’attuale fondo per il trasporto locale suscita preoccupazioni, poiché una parte significativa dei trasferimenti (2,6 miliardi secondo calcoli Anci-Ifel) attualmente passa dalle Regioni ai municipi e nel nuovo schema perderebbe i vincoli di destinazione. Per cercare di attenuare le perplessità locali, il testo prevede di avviare il meccanismo per le Regioni dal 2028, con un monitoraggio che potrebbe portare alla revisione delle aliquote di compartecipazione per tenere conto della dinamicità del gettito Irpef, e l’istituzione di un tavolo tecnico per la fiscalizzazione dei trasferimenti ai Comuni.

Dal punto di vista politico, la riforma è stata portata avanti con decisione, con la Lega che ha mantenuto la bandiera federalista e ha impedito lo stralcio delle compartecipazioni per far approvare separatamente altre novità. Tuttavia, le Regioni si sono divise in Conferenza Unificata, con le amministrazioni di centrodestra favorevoli ma senza raggiungere l’unanimità richiesta. Documenti regionali segnalano una «forte criticità sul fondo perequativo» per il trasporto locale, affermando che le compartecipazioni così concepite rappresentano «un arretramento sostanziale in termini di autonomia». Anche Comuni e Province hanno espresso un parere contrario.

Il mancato accordo dei diretti interessati non blocca formalmente il percorso legislativo, ma rende più incerta la prospettiva della riforma federalista, sollevando interrogativi sul futuro della gestione fiscale a livello locale.