In Breve

Cosa chiede Assobibe riguardo alla sugar tax?
Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, ritenendola dannosa per il settore delle bevande analcoliche.
Quali sono gli effetti previsti della sugar tax sul settore?
Si prevede un aumento del 28% della pressione fiscale e una riduzione delle vendite del 16% annuo.
Qual è l'impatto della sugar tax sui posti di lavoro?
Oltre 5.000 posti di lavoro potrebbero essere a rischio a causa dell'entrata in vigore della tassa.

Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, una misura introdotta nel 2019 e che ora rischia di penalizzare la crescita del comparto. Secondo Giangiacomo Pierini, presidente dell’associazione, la tassa non solo blocca investimenti significativi, ma non ha dimostrato di essere efficace nel modificare i trend di obesità e consumo di zucchero.

La sugar tax, il cui avvio è previsto per gennaio 2027, è stata più volte annunciata e sospesa. Pierini ha sottolineato che circa 1 miliardo di euro in investimenti, destinati a macchinari, processi e innovazione, è attualmente bloccato in attesa di sviluppi normativi. Questo settore, che occupa circa 84.000 persone e genera un valore di 5 miliardi di euro, è composto per il 64% da piccole e medie imprese, e ha visto un incremento delle esportazioni del 120% negli ultimi cinque anni.

Nel 2026, il settore ha registrato una crescita del 3,7%, trainata dai mesi estivi (+6,7%), grazie al turismo e alle ondate di caldo. Tuttavia, l’associazione prevede che l’entrata in vigore della sugar tax comporterebbe un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink, con una riduzione delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio.

Dal punto di vista fiscale, l’incasso stimato dalla sugar tax è di 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni. Le imprese avvertono che la misura arriva in un momento di forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti, aggravando ulteriormente la situazione del settore.

Assobibe ha anche messo in evidenza l’impegno delle aziende per la salute pubblica: le vendite di bevande zuccherate sono diminuite del 27% negli ultimi dieci anni e il contenuto di zucchero nelle bevande è stato ridotto del 44%. Inoltre, il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia. Sono stati firmati protocolli con i ministeri della Salute, e sono state adottate pratiche come il divieto di vendita nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto a minori di 13 anni.

Per dimostrare l’inefficacia della sugar tax nel modificare i tassi di obesità e consumo di zucchero, Assobibe ha citato dati di paesi che hanno introdotto misure simili, dove l’obesità ha continuato a crescere e, in alcuni casi, anche i consumi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno già fatto marcia indietro su tali misure.

La posizione di Assobibe ha trovato sostegno in vari settori, tra cui Confindustria, il mondo agricolo, la grande distribuzione, il commercio e i sindacati. È previsto un convegno a Roma con la partecipazione di esponenti di diversi partiti, definito dal presidente Pierini come un’importante occasione per esporre le ragioni del settore, supportate da dati concreti.